Non dite a Obama del diritto alla privacy
Mentre gli iraniani stanno spegnendo i sorrisi degli sherpa del 5+1 riuniti a Ginevra perché pretendono che il loro diritto al nucleare sia riconosciuto a livello internazionale, in ambito Onu è in corso un’altra battaglia per un altro diritto, quello della privacy online. Le questioni non sono paragonabili, ma lo spettro delle pretese s’allarga sempre più, ogni esigenza si fa diritto umano, quando poi a ben vedere i diritti umani, quelli originari, quelli che hanno a che fare con la sopravvivenza, vengono bellamente ignorati, e la loro difesa resta argomento da idealisti (basta vedere in Siria, lo scempio in corso da due anni e mezzo e l’impunità di Assad).
12 AGO 20

Mentre gli iraniani stanno spegnendo i sorrisi degli sherpa del 5+1 riuniti a Ginevra perché pretendono che il loro diritto al nucleare sia riconosciuto a livello internazionale, in ambito Onu è in corso un’altra battaglia per un altro diritto, quello della privacy online. Le questioni non sono paragonabili, ma lo spettro delle pretese s’allarga sempre più, ogni esigenza si fa diritto umano, quando poi a ben vedere i diritti umani, quelli originari, quelli che hanno a che fare con la sopravvivenza, vengono bellamente ignorati, e la loro difesa resta argomento da idealisti (basta vedere in Siria, lo scempio in corso da due anni e mezzo e l’impunità di Assad).
Secondo Colum Lynch di Foreign Policy, che ci sta abituando a uno scoop al giorno sul Palazzo di Vetro, tedeschi e brasiliani stanno lavorando a un documento che impedisca, di fatto, all’Agenzia della sicurezza nazionale, l’occhiuta Nsa, di continuare con la sua sorveglianza a tappeto. La bozza della risoluzione chiede di “rispettare e proteggere il diritto alla privacy”, stabilendo che “gli stessi diritti che la gente ha offline devono essere protetti online, incluso il diritto alla privacy”. Nella bozza si richiede anche che l’alto commissario per i Diritti umani, Navi Pillay, presenti all’Assemblea generale dell’Onu del prossimo anno un report sulla protezione e la promozione del diritto alla privacy online. L’obiettivo ultimo è colpire “la sorveglianza extraterritoriale”, quella che ha fatto imbestialire e lanciare minacce sia alla brasiliana Dilma Rousseff sia alla tedesca Angela Merkel.
Gli americani formalmente accolgono l’iniziativa con benevolenza, ma dietro le quinte stanno facendo di tutto per evitare che dentro alla risoluzione (comunque non vincolante, si tratta pur sempre dell’Onu) ci siano riferimenti diretti all’attività dell’Nsa, dal momento che la Casa Bianca è sì molto dispiaciuta per gli inconvenienti diplomatici, ma non ha alcuna intenzione di smettere di spiare il mondo. C’è di mezzo la sicurezza nazionale, e anche un bel po’ di voyeurismo diplomatico, e l’America non vuole che le sue decisioni siano influenzate dal giudizio o dalle richieste di altri. Una volta che il diritto è stabilito va anche difeso, in linea di massima, anche se questa Amministrazione Obama ci ha già fatto ben capire che ci possono essere deroghe un po’ per tutto.